Storia di una conchiglia e di quel che mi ha insegnato sulle aspettative.

abalone
Aspettative buone e aspettative cattive.

Siamo esseri umani, è praticamente impossibile non avere aspettative giusto? Eppure alcune sono utili e altre dannose.

Alzi la mano chi si ricorda la poesia di Leopardi “Il sabato del villaggio”. A me è rimasta chiara in mente come se l’avessi letta ieri l’immagine di sto povero ragazzino che passa tutta la settimana ad aspettare che arrivi il giorno di festa, che poi finisce troppo in fretta e lui rimane desolato  a martoriare il cuscino per la delusione dovuta al fatto che quel giorno non gli abbia portato qualcosa… che in fondo non sa nemmeno lui cosa sia. Ecco, questa è un tipo di aspettativa dannosa.

Un’altro tipo di aspettativa dannosa è quando desideriamo qualcosa con tutte le nostre forze, facciamo di tutto per arrivare ad ottenerla, ci sforziamo, pensiamo solo a quello, magari facciamo anche tutta una serie di esercizi molto utili tipo visualizzarci con quel risultato già ottenuto, immaginare come staremo bene quando la avremo ottenuta, tutto quello che ci permetterà ottenere quella cosa, quanto ci sentiremo migliori, più degni di stima, più di successo. E poi, per un qualsivoglia motivo, quella specifica cosa non la otteniamo.

Nel primo caso quello che succede è che abbiamo messo un tale carico emotivo sull’evento che attendiamo che, difficilmente, la realtà potrà eguagliare quello che abbiamo immaginato. Nel secondo caso abbiamo puntato tutto il nostro essere, tutta la nostra energia, tutto quello che abbiamo su un singolo avvenimento. Se non lo realizziamo il senso di fallimento che proviamo è davvero devastante.

Cosa sono quindi le aspettative buone?

Lasciate che vi racconti  una storia. Lo scorso anno, mentre ero in vacanza, abbiamo fatto una gita alle isole Tremiti. Posto meraviglioso con dei fondali che mi ricordavano la Sardegna della mia infanzia. A quel punto ho desiderato trovare una conchiglia di Abalone. Sono le mie conchiglie preferite, ma non mi interessa comprarle, mi piace trovarle. Possibilmente pulite e splendenti.

Il luogo era proprio di quelli giusti. con il tipo di rocce giuste e la fauna giusta. Quindi mi sono messa a nuotare. E ho nuotato e nuotato, cercando in tutti gli angoli possibili. Guardando a destra e sinistra, nelle grottine appena accennate e in mezzo alle alghe. Ero totalmente focalizzata. Per due ore non è esistito altro che la mia ricerca della conchiglia, non ho dato retta alle mie bambine che volevano giocare e non ho dato retta a mio marito che voleva mostrarmi delle cose interessanti. Alla fine della mattinata, sono uscita dall’acqua con le mie aspettative del tutto deluse. Abbiamo pranzato, visitato l’isola, mangiato un bel gelato e alla fine siamo andati a fare i tuffi dal molo.

A quel punto l’Abalone non era più presente nella mia mente razionale, mi sono lasciata rapire dalla bellezza che mi circondava, dai pesci multicolore che nuotavano attorno a me senza paura, dal divertimento dei bambini che facevano a gara per il tuffo migliore. E allora, solo allora, un raggio di luce purissima ha attirato la mia attenzione. Proprio li dove tutti si tuffavano era posato un Abalone che rifletteva i raggi del sole. A un paio di metri di profondità. Una delle più belle che io abbia mai trovato.

La morale di questo qual’è? Che non occorre aspettarsi niente? Assolutamente no. La morale è che le aspettative buone sono quelle che si focalizzano sull’attendersi il meglio quando ci si immerge totalmente in quello che si fa, così completamente presenti e centrati che il risultato in se non conta più. Perchè qualunque esso sia sarà il meglio. E spesso così  non solo otteniamo quello che desideravamo in partenza, otteniamo molto di più.

Le aspettative buone vanno imparate.

In questo mondo di competizione e apparenza priva di sostanza quello che io ho descritto sopra viene spesso chiamato “distacco”. Ma non in senso buono, in senso dispregiativo. Non è facile ne da imparare ne da accogliere come visione. Perché ci porta a vedere le cose molto fuori dal coro. Eppure è un atteggiamento che alleggerisce enormemente la nostra energia e allontana dal nostro cammino una buona parte della resistenza che affrontiamo per raggiungere i nostri obbiettivi.

Desidero quindi lasciarvi con due suggerimenti.

  1. Il primo riguarda i bambini. Osservate i bambini quando lanciano dei sassi sull’acqua per farli rimbalzare. Ovvio che desiderano farli rimbalzare. Ma prestate attenzione, accorgetevi, del loro atteggiamento. Spesso non si aspettano nulla se non di divertirsi. Se il sasso rimbalza sono felici, se rimbalza due o magari tre volte sono giubilanti. La loro concentrazione non è nel risultato, è interamente nel lancio. E in questo modo ottengono ciò che desiderano e, spesso anche di più.
  2. Il secondo suggerimento riguarda un film che vi consiglio di tutto cuore: “La leggenda di Bagger Vance” con Will Smith e Matt Damon. In questo film si parla di un giocatore di golf che, a un punto davvero cruciale, riceve questo consiglio: “Vedi quella bandiera? È un bel drago da sconfiggere. Ma se lo guardi con occhi gentili, vedrai il punto in cui le maree e le stagioni e il roteare della Terra tutto si incontra. E tutto ciò che è, diventa uno. Tu devi cercare quel posto con il tuo cuore. Cercalo con le mani, non pensarci troppo, sentilo. Le tue mani sono più sagge di quanto sarà mai la tua testa. Ma non ti ci posso portare io. Spero solo di poterti aiutare a trovare la via. Ci sei solo tu, quella palla, quella bandiera e tutto ciò che sei. Cercalo con le mani. Lo stai guardando Junuh. Non pensarci troppo. Sentilo.

Ecco, dato che le aspettative sono parte di noi esseri umani, con questo atteggiamento possiamo renderle qualcosa di molto positivo. 🙂

abalone e aspettative

 

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