Quando ci si ammala di eccessivo senso del dovere.

optimized-xavier-sotomayor-192007L’eccesso di senso del dovere è una malattia delle donne.

O almeno, posso onestamente dire di aver conosciuto molte più donne che uomini con questo particolare problema.

Il senso del dovere è una qualità dell’energia femminile. Come tutte le qualità, se la manifestiamo in eccesso non è più funzionale ma può diventare un problema.

Vi capita mai di sentirvi schiacciate dalla quantità di cose che “dovete” fare? Di sentire il bisogno di tempo per voi ma di non potervelo concedere perchè “dovete” occuparvi di…? Vi è mai capitato di pensare che come moglie, figlia, madre “dovete” assumere dei comportamenti precisi? Che “dovete” andare avanti anche se siete stanche?

E attenzione ai “non posso”, che spesso sono dei “devo” al contrario. Ad esempio vorremmo tanto evitare di partecipare ad una riunione di famiglia ma “non possiamo” dire di no. Oppure vorremmo starcene a casa ma la nostra amica vuole tanto vederci e “non possiamo” rifiutare…

Alcune cose che dobbiamo fare sono contingenti e inevitabili. Ad esempio domani devo accompagnare io mia figlia a scuola perchè mio marito esce prima. Ma ci sono tantissime cose che “dobbiamo fare” che in realtà sono scelte che non ci impone nessuno, se non noi stesse.

Il confronto con mio marito, le cui priorità sono spesso differenti dalle mie in molte delle cose che si “deve” fare, è stato prezioso per aiutarmi a comprendere meglio alcuni dei miei meccanismi di pensiero. Moltissime volte, quando gli dico che “devo” fare qualcosa, ed è evidente che non voglio farlo, lui con molta calma mi chiede perchè devo.

Con questa domanda mi ha fatto infuriare parecchie volte, perchè dal mio punto di vista era evidentissimo il motivo per cui “dovevo” fare quelle cose. Poi pian piano ho capito quanto è preziosa quella domanda. Per quale motivo “devo” davvero fare una cosa?

Spesso, nello scegliere, siamo guidate da timore delle conseguenze e dal senso di colpa. Ho imparato quindi, nei periodi in cui pronuncio un po’ troppo la parola devo, a farmi tre domande:

  1. per quale motivo penso di dover fare quella cosa?
  2. tra 5 o 10 anni avrà ancora importanza che io l’abbia fatta o meno?
  3. le conseguenze della mia scelta avranno un impatto sulla mia vita tra 5 o 10 anni?

La prima domanda mi aiuta a vedere se il giudizio altrui o il senso di colpa influenzano in qualche modo quello che sto scegliendo, le altre due mi aiutano a rimettere in prospettiva il problema delle “conseguenze”.

Il ruolo positivo del senso del dovere

Dicevo prima che il senso del dovere è una caratteristica dell’energia femminile.

Si colloca subito a valle di quella che è la caratteristica principale del femminile: dare forma, plasmare la realtà. Ovviamente, per plasmare la realtà, per creare qualcosa di nuovo, occorre agire, stabilire delle regole e seguirle. Il senso del dovere è quella qualità che ci fa riconoscere la necessità di compiere determinate azioni al fine di ottenere un risultato. Ed è strettamente correlato alla volontà e alla determinazione necessarie per compiere quelle azioni.

Se questo è vero, perchè proprio nelle donne è così spesso esasperato fino al punto da non essere più funzionale?

Noi donne esprimiamo  la nostra capacità di plasmare la realtà ogni volta che diamo la vita a un figlio, ma anche ogni volta che attraverso il nostro lavoro e la nostra creatività diamo vita a qualcosa che non prima non esisteva e che in qualche modo fa la differenza nella nostra vita o in quella degli altri.

Naturalmente dare vita a qualcosa di nuovo attraverso il proprio lavoro lo possono fare, e lo fanno, anche gli uomini. E anche in loro questo è legato all’energia femminile, che è presente in tutti noi.

La grande differenza tra uomini e donne è che, ancora oggi, le donne hanno più difficoltà rispetto agli uomini a esprimere quel ruolo di “dare forma” e di “plasmare la realtà” di cui parlavo prima. Sicuramente questo è vero a livello di vita sociale e, a volte, è ancora vero anche a livello di vita personale.

Ma non si tratta di un affare di poco conto, perchè nel vederci negato quel ruolo o nel negarlo a noi stesse, sperimentiamo un grosso sbilanciamento della nostra energia. E le conseguenze di questo sbilanciamento hanno sicuramente un impatto a lungo termine sulla nostra vita. Perchè la necessità di dare forma alla realtà è la spinta più potente dell’energia femminile e non può essere ignorata.  🙂

L’esasperazione del senso del dovere è uno dei modi in cui manifestiamo questo sbilanciamento. Altri modi sono la difficoltà a riconoscere il proprio valore, l’eccesso di generosità, la difficoltà di ricevere o anche l’uso manipolatorio del proprio potere di seduzione e della propria generosità.

Vi è capitato di sperimentare una di queste cose? Bene, perchè la rabbia e la frustrazione che generano in noi sono anche la chiave che ci permette di risollevarci. Infatti proprio da queste, se riusciamo a non trasformarle in lamento cronico, emerge quello che per molte di noi è il percorso di una vera rinascita.

E un passo dopo l’altro riscopriamo, liberiamo e nutriamo quella che è l’essenza della nostra energia: creare il mondo, la vita e la realtà che desideriamo. 

 

 

E tu cosa pensi? Ti è mai capitato di dire troppe volte “devo” al punto da sentirti schiacciata? Ti ritrovi in qualche modo nelle mie parole?  Lascia il tuo commento oppure clicca e scrivimi se vuoi condividere con me la tua esperienza. 🙂

Spread the love

3 commenti

  1. Ciao Monica, sono totalmente allineata a te nella considerazione di questa parola ‘devo’.
    Ogni qualvolta ci troviamo a pronuciare questo termine stiamo esprimendo qualcosa che ci sposta dal nostro centro e ci disallinea. Questo accade perché l’input legato al ‘devo’ è esterno e spesso proviene da persone molto vicine a noi (spesso i genitori). Non è direttamente connesso al nostro volere interiore.
    A volte anche semplicemente accorgersi che stiamo pronunciando quella parola e provare a sostituirla con ‘voglio’ o ‘posso’ ci può aiutare a consapevolizzare meglio questo importante passaggio. Grazie per questo articolo

  2. Per mia esperienza personale penso che noi donne tendiamo ad avere un eccessivo senso del dovere a causa di condizionamenti educativi.
    Ci viene inculcato che “dobbiamo prenderci cura degli altri” che “dobbiamo essere dolci, carine, materne”, che “dobbiamo avere la casa splendida” ecc. Attenzione, il più delle volte questi doveri ci vengono inculcati in maniera subdola, ad esempio travestiti da fantastiche caratteristiche femminili ad esempio c’è un blaterare estenuante su quanto le donne siano multitasking e perciò più capaci degli uomini a fare più cose contemporaneamente, oppure su quanto siano più attente e sensibili o intuitive ecc. Al primo impatto queste affermazioni sembrano addirittura femministe e così vengono prese e ingurgitate ma esse sono un vero e proprio sabotaggio perché “da un grande potere deriva grande responsabilità” e dato che abbiamo il potere multitasking “dobbiamo” sobbarcarci il lavoro e la casa e dobbiamo sentirci in colpa se non ce la facciamo o se non desideriamo sobbarcarci questo carico.
    Per me la soluzione è stato fermarmi e rendermi conto che io, in fondo, non devo proprio un bel niente, semmai ci sono delle cose che vanno fatte ma non è scritto da nessuna parte che spettino obbligatoriamente a me, semplicemente ci sono delle contingenze. Ad esempio è necessario cucinare per mangiare e lavare i piatti dopo mangiato ma questo non è un mio dovere, perciò se capita che a cucinare o lavare i piatti sia il mio consorte perché sentirmi in colpa? Può sembrare banale ma sento molte donne aggrappate al “senso del dovere” come al nocciolo della propria personalità, come se la misura in cui si annullano per gli altri fosse la giustificazione alla loro esistenza e, allo stesso tempo, l’unico modo per espiare la colpa d’aver goduto di proprie soddisfazioni. Lo so, provengo da un mondo femminile triste e dal quale mi sono emancipata con tutte le mie disperate forze.

  3. Quante volte quel “devo” pesa come un macigno. Siamo stati educati, uomini e donne, secondo degli stereotipi di ruolo che hanno plasmato i valori che guidano le nostre azioni; cambiare questi schemi di comportamento è molto difficoltoso e impegnativo, perché significa modificare anche quei valori che hanno guidato le nostre relazioni con noi stessi e gli altri fino al momento di questa nuova consapevolezza, con tutte le frustrazioni che ne conseguono e la sensazione di aver perso tempo.
    La mia situazione è migliorata da quando mi hanno insegnato a sostituire il “devo” con il “voglio”, da un lato perché seguo maggiormente le mie inclinazioni, dall’altro perché ora scelgo di voler fare più cose contemporaneamente, non mi sento una vittima impotente delle circostanze… E di quel che scelgo non mi lamento.
    Grazie dell’opportunità di questa riflessione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *