Non puoi non lasciare impronte, ma puoi scegliere come lasciarle.

Essere noi stessi è questione di impronte

Qualche giorno fa leggo la citazione di un proverbio:

Chi cammina dietro le tracce di un altro non lascia impronte

E mi sono domandata se questo sia realmente possibile…

La fisica ci dice di no. Per il semplice fatto che esistiamo e possediamo un corpo fisico, alteriamo la realtà che ci circonda in qualche modo. E questo nostro alterare la realtà è a sua volta legato alla nostra identità. Nel senso più fisico del termine in questo caso, quanto siamo alti, quanto pesiamo, come ci muoviamo e così via.

A questo punto mi è venuto in mente che il sistema di identificazione più univoco e infallibile, a parte forse il DNA, sono le impronte digitali. 🙂

Le impronte che lasciamo sulle cose attraverso il corpo fisico sono legate indissolubilmente alla nostra identità. Per non lasciare impronte dobbiamo indossare dei guanti, oppure ferirci i polpastrelli così a fondo da renderle irriconoscibili. Quindi o “le mascheriamo” o feriamo noi stessi per nasconderle.

Quindi dal punto di vista fisico è davvero difficile non lasciare impronte, ed è un atto deliberato e premeditato. Voluto e consapevole. Tornando al nostro piccolo proverbio, che ovviamente non vuole riferirsi banalmente alle impronte di qualcuno che cammina sulle tracce di un altro, è davvero possibile non lasciare impronte?

Naturalmente qui ognuno è libero di avere la suo visione delle cose, vi dico come a vedo io

Lasciamo sempre impronte, ma come?

Se cammino sulle tracce di qualcun altro in realtà non è vero che non lascio impronte. Rendo le impronte di chi mi precede più profonde. 🙂

Quindi, secondo me, il grosso della questione è per quale motivo lo sto facendo? Per quale motivo cammino nelle tracce di qualcun altro? A quali bisogni sto rispondendo con quella scelta?

E le stesse domande si applicano a chi invece sta, per così dire, guidando il cammino e lasciando le impronte. Per quale motivo desidero lasciare le mie tracce? Mi fa piacere che qualcuno stia camminando nelle mie tracce? Oppure mi da fastidio? In entrambi i casi per quale motivo?

E, sempre secondo me, non ci sono risposte giuste o sbagliate. Solo risposte oneste o scuse che ci raccontiamo.  Se siamo capaci di rispondere onestamente a queste domande si apre un mondo di conoscenza di noi stessi. Dei nostri bisogni, dei nostri motivi e, anche, delle nostre ferite.

Potrei scoprire, ad esempio, che cammino nelle tracce di qualcun altro perchè sento il bisogno di essere approvata. Oppure poteri scoprire che amo così tanto il lavoro di chi sto seguendo da volerlo rinforzare con il mio “peso”. Sono motivi molto diversi…. nel primo caso viene messa in luce una paura che potrei trasformare a mio vantaggio, nel secondo nascono domande di approfondimento.

Perchè anche se sembra facile camminare in un solco già tracciato, non lo è per niente. E’ davvero difficile mettere i piedi esattamente nelle orme di un’altra persona, richiede un sacco di energia. E se il motivo che mi spinge non è davvero un profondo amore, alla fine sarà come nuotare costantemente controcorrente. Uno sforzo insostenibile se non per brevi periodi. E se ci ragiono e sono onesta, potrei arrivare a capire che tutto sommato è meglio lasciarlo quel solco. Magari la strada non battuta sembra meno facile, ma sono libera di muovermi al mio passo e senza vincoli.

E se invece sono quella che sta tracciando il cammino? Come mi fa sentire avere qualcuno che cammina nelle mie tracce?

Potrei scoprire che mi fa sentire riconosciuta e apprezzata, e di nuovo nascono nuove domande. Desidero davvero qualcuno che ricalchi esattamente i miei passi? O magari potrei preferire qualcuno che cammina la mio fianco? Due tracce parallele anche se diverse, con il vantaggio di avere qualcuno a cui pian piano passare parte del mio bagaglio, in modo che quando mi fermerò quel qualcuno possa proseguire lasciando impronte ancora più profonde….

Vedete quante diverse cose posso scoprire? E sono risposte importanti. Perchè se non posso fare a meno di lasciare impronte essere consapevole dei motivi che guidano le mie azioni mi permette di scegliere “come” lasciarle. Ed è nello scegliere che esprimiamo appieno la nostra libertà

Come sempre, si tratta di essere onesti con noi stessi. Perchè in quelle impronte, nel bene o nel male, c’è la nostra identità.

Tu come lasci e tue impronte? 🙂

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2 commenti

  1. Questa storia del lasciare impronte o segni é qualcosa che mi appartiene. Cerco di spiegarmi meglio, per una serie di ragioni ( a volte abbastanza arcane e spesso al limite dell’assurdo) la vita mi ha portata, e tutt’ora mi porta, ad interagire con situazioni e persone che in qualche modo hanno necessità della mia presenza. Ora, questa cosa sembra anche una cosa bella, ma quanta fatica e che fardello pesante il sentirmi dire “hai lasciato un segno…..la tua presenza mi é necessaria…..mi hai cambiato modo di vedere la vita” , dicevo che fardello pesante perché essere come sei non te lo sei scelto, te lo sei trovato in sorte, senza chiederlo, e se è vero che qualcosa ti é tornato é anche vero che spesso ti trovi a dare sapendo a monte come andranno le cose, sapendo perfettamente che essere un tramite, un apri-pista…un outsider ti condanna spesso a camminare in solitaria, ad essere guardata come una sorta di modello a cui fare riferimento , quando invece vorresti solamente passare inosservata e senza fare rumore.
    Non vivo benissimo la sensazione che provo quando mi sento dire “sei una persona che lascia il segno, a volte proprio il solco”, fatico a “guardarmi attraverso chi mi guarda”(specie nel pregio), mi é molto più semplice essere un mezzo attraverso il quale permettere agli altri di scoprire se stessi…..
    insomma è un gran casino

    • Pensa solo a come definisci quello che ti è semplice: essere un mezzo attraverso cui permettere agli altri di scoprire se stessi (che riassume una buona parte della mia stessa mission, curioso no? 😉 ), e bastano le parole che hai usato per intendere chiaramente che fare questo senza lasciare un segno nella vita di chi riceve il tuo aiuto non è possibile.
      Nel nostro essere di aiuto siamo sempre e solo un mezzo. Ma quello che turba te è il riconoscimento del tuo “talento” o della tua efficacia da parte degli altri. Nel bene o nel male questo alla fine ti limita. Ti prego di credere che lo dico senza alcun giudizio, anzi è una sensazione che conosco bene. E quel tuo bisogno di rimanere nell’ombra, non vista e non notata pur essendo un canale di aiuto, vuole dirti qualcosa. Qualcosa che ancora non comprendi. Forse è questo il motivo per cui attraverso situazioni arcane e spesso al limite dell’assurdo, ti capita di dover guardare in faccia questa cosa che ti infastidisce. Non succede per caso, giusto?
      Perchè non provi a comunicare col tuo fastidio chiedendogli di cosa ha bisogno?

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