Perchè spesso è inutile cercare il perchè.

Facciamo un giochino: Trova il perchè!

Vi racconto due storie. Entrambe producono lo stesso risultato.

  • Storia n. 1   Abbiamo di fronte un bambino che non riesce mai a fare le cose abbastanza bene da soddisfare i suoi genitori. Le sua insegnante delle elementari gli dice in continuazione che non combinerà mai niente di buono nella vita, che è testardo e pigro. Lui cresce, e senza grande sforzo finisce le scuole e si laurea. Per un certo periodo sembra andare tutto bene, poi pian piano la sua carriera scivola sempre più in basso e fa molta sempre più fatica ad avere successo. I progetti a cui si dedica non vanno a buon fine, il suo matrimonio fallisce e anche i suoi figli si allontanano da lui.
  • Storia n. 2   Abbiamo di fronte un bambino che viene seguito con amore e dedizione. E’ supportato in tutti i modi dai suoi genitori, che gli ripetono che può realizzare qualunque obbiettivo desideri, e stimato dagli insegnanti. Fa progressi a scuola con facilità impressionante e fino alla laurea è sempre trai primi della sua classe o dei corsi che segue. All’inizio la sua carriera procede senza intoppi, poi inaspettatamente un progetto di cui è incaricato finisce in un disastro colossale. Da quel momento la sua carriera comincia a declinare e pian piano anche le sue relazioni cominciano a soffrirne. Lascia il lavoro per ricominciare da capo in una nuova azienda, ma le cose vanno di male in peggio e perde un lavoro dopo l’altro accumulando debiti e restando solo.

Perchè le due storie finiscono alle stesso modo?

Serve davvero sapere il perchè?

Pare semplice rispondere…

Nel primo caso l’essere continuamente sottostimato dalla famiglia e dagli insegnanti ha chiaramente minato l’autostima del ragazzo di cui parliamo. Che di conseguenza fa molta fatica ad essere una persona di successo, dato che crede di non essere all’altezza e di non meritarlo.

Nel secondo caso il ragazzo ha avuto, evidentemente, una vita troppo “facile” e priva di ostacoli che non gli ha permesso di sviluppare sufficiente resilienza per affrontare le difficoltà. Al primo fallimento risponde smettendo di credere in se stesso e si abbandona alla via del declino.

E adesso che abbiamo identificato i perchè, che facciamo?

Beh, è ovvio che la prima persona deve lavorare sulla sua autostima, e la seconda…. anche. Unitamente alla resilienza ovvio.

E la prima non deve lavorare sulla sua resilienza?

Beh, in effetti si perchè è chiaro che non reagisce in modo costruttivo alle difficoltà dato che gli è stato insegnato che non è in grado.

Quindi, se entrambe le persone devono lavorare sulla stessa cosa, a cosa ci è servito capire il perchè? E, soprattutto, a loro è utile per uscire dalla loro situazione? Forse si, ma non sono tanto convinta.

Non cercare il perchè ma il responsabile.

Io trovo che il discorso cambi drasticamente se invece del perchè cerchiamo il responsabile della situazione.

Ah, davvero?

Si, entrambe le situazioni hanno lo stesso responsabile: il ragazzo.

Nel primo caso il ragazzo sceglie di credere a ciò che gli è stato trasmesso fin da bambino. Nel secondo caso il ragazzo sceglie di non credere più a quello che gli è stato trasmesso fin da bambino. Ed entrambi ottengono lo stesso risultato.

Il motivo per cui dico questo non è colpevolizzare le persone, ovviamente. E’ semplicemente perchè spesso le cause di una situazione non sono evidenti come nelle storielle che ho raccontato, e quando ci mettiamo a cercarle blocchiamo tantissima della nostra energia sul problema. Energia che potremmo usare per trovare una soluzione. Analizziamo e rianalizziamo le cose, e in questo modo fissiamo la nostra attenzione sul passato, dimenticando che quello che ha causato il problema ha cessato di esistere da tempo e non possiamo agire in nessun modo su ciò che è stato.

Ma se accettiamo che i responsabili di ciò che accade siamo noi, dove agire per migliorare le cose diviene immediatamente più chiaro. Io ho scelto di credere a qualcosa che non si supporta e non mi è utile, io POSSO decidere di scegliere in un altro modo.

Non importa chi mi dice qualcosa, non importa nemmeno cosa mi dice. Alla fine sono io a scegliere cosa credere. E, alla fine, l’unica voce che ascolto è la mia. Non quella dell’insegnante che mi da della buona a nulla, non quella dei miei genitori che mi dicono che sono fantastica, non quella di mio marito che mi dice che non sono abbastanza sexy, non quella delle mie amiche che sono gelose della mia ultima vacanza…

Ascolto la mia voce, che mi dice a chi decide di credere.

Quello che scelgo di credere diventa vero per me. Quando qualcosa è vero per me, costruisco la mia vita di conseguenza.

Confessioni di una mente iperanalitica

Gioco spesso al gioco del perchè.

E’ un giochino che impariamo alla perfezione e disimpararlo non è semplice per tutti. Per me, che sono estremamente analitica e allenata a mettere tutto in relazione causa-effetto è particolarmente difficile.

Sto imparando a non giocare a questo gioco. Perchè non mi è molto utile. Senza contare che spesso trovare la causa non aiuta affatto a individuare una soluzione. Se ho un blocco cosa mi è più utile per essere libera? Rimuovere il blocco o capirne la causa?

Mi si potrebbe obbiettare che senza trovare la causa il blocco non può essere rimosso in modo risolutivo.

Beh…. dipende a cosa credo.  🙂

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