Fai pessime scelte, quando scegli di non avere scelta.

Cosa farai da grande?

Capire quale strada vogliono percorrere le tue figlie, e soprattutto per quale motivo, a volte è un po’ complicato. E’ un banale problema di linguaggio, noi ci esprimiamo con strutture che i ragazzi e i bambini non hanno. Magari hanno chiarissimo in mente come si sentiranno e che vita vivranno quando faranno “quella roba lì”, ma non sanno dirti a parole cosa di fatto sia “quella roba li”. Doppiamente vero, probabilmente, se la madre in questione non è affatto preoccupata dal tipo di lavoro che faranno o da quanti soldi guadagneranno ma cerca di aiutarle a trovare la strada che per loro ha un cuore.

Cecilia, 11 anni. Creativa, colorata, con la testa in un mondo di nuvole e unicorni. Disegna abiti su figurine stilizzate da quando aveva 7 anni ed è felice come una pasqua se può suggerire abbinamenti di moda al resto della famiglia. E, qualche mese fa (dopo aver capito che le stiliste non sono le sarte, e quindi non cuciono i vestiti), ha dichiarato di voler fare la stilista.

Ad essere onesta me la figuravo più come consulente di immagine, ma in ogni caso quello che mi dice è abbastanza rispondente a quello che io intendo di lei. E già che ci piace osservare le cose da tanti punti di vista diversi, propongo alle  ragazze di guardare insieme un film: “Il diavolo veste Prada”.
Perchè? Beh, è divertente e ben interpretato, si parla di donne, di sogni, di successo, di quello che occorre per “fare carriera”, di relazioni e di essere o non essere se stesse. E l’ambientazione lo rende molto adatto.

Pop corn, commozione e scelte.

Nel film, per chi non lo avesse visto (peraltro lo consiglio caldamente) abbiamo due protagoniste femminili notevoli.

C’è Miranda, direttrice americana di una famosa rivista internazionale di moda, che incarna tutto quello che detesto delle “donne in carriera”. Insensibile, manipolativa, avida ed egoica, un tot di matrimoni falliti e una chiara confusione di livelli sul significato di dare alle sue figlie ciò di cui hanno bisogno. Temuta da tutti, e contemporaneamente tutti ucciderebbero per essere nelle sue grazie.

Poi c’è Andrea, detta Andy. Giovane aspirante giornalista che, per sbarcare il lunario si trova a fare da assistente personale di Miranda. Andy incarna tutto quello che amo in una giovane donna. Voglia di emergere e di mostrare il suo valore, ideali, sogni, una relazione basata sul contenuto e non sull’apparenza e la totale indifferenza di quello che gli altri possono pensare del suo aspetto (e ammetto che questa cosa mi appartiene molto… 🙂 )

All’inizio, come ci si può aspettare, il rapporto tra Andy e Miranda è a dir poco difficile. Le due donne non sono propriamente “compatibili”. Poi a un certo momento qualcosa scatta in Andy che decide, indipendentemente da quello che pensa del mondo della moda, di non darla vinta al suo capo. Di avere successo.

La strategia che adotta è perfettamente funzionale a quello che vuole ottenere. Comincia a cambiare il modo di vestire, diventa consapevole di ciò che quel mondo si aspetta da lei e lo fa, diventa efficentissima e assolutamente puntuale e precisa nel rispondere alle esigenze di Miranda. A qualunque costo. Anche se vuol dire vivere rispondere al cellulare a qualunque ora, impoverire le sue relazioni di amicizia e mettere in crisi il rapporto con la sua famiglia e il suo ragazzo.
E ogni volta che le viene fatto notare questo dalle persone che la sentono allontanarsi da loro, la sua risposta è sempre: “non avevo scelta”.

Se potessimo tracciare due linee vedremmo che il suo successo sale in modo esponenziale esattamente come il resto della sua vita crolla in modo esponenziale…. ma lei non ha scelta. Non ha scelta quando il suo ragazzo la lascia, non ha scelta quando Miranda decide che lei è più in gamba della sua collega con più anni di esperienza e che quindi prenderà il suo posto in un viaggio importante che l’altra ragazza aspetta da mesi. Non ha mai scelta.

Fino al momento in cui Miranda le dice che in lei rivede se stessa, e Andy risponde molto indignata che lei non potrebbe mai fare le brutte cose che fa il suo capo. Miranda le fa notare che le sta già facendo e anche a lei Andi risponde di non avere avuto scelta. Ed è allora che accade il piccolo miracolo. Miranda, il diavolo, le fa notare che in realtà ha sempre avuto la possibilità di scegliere e lo ha sempre fatto. Nessuno l’ha mai obbligata a fare nulla, nessuno può essere reso responsabile di quello che Andy ha deciso di fare.

E Andy si sveglia. Si accorge…. butta il cellulare e torna a essere se stessa. Fa un passo indietro, lascia la rivista, chiede scusa a chi deve e ricomincia da dove aveva lasciato. Ricomincia a cercare di diventare una giornalista. E, curiosamente ma non troppo, sarà proprio una raccomandazione di Miranda a farla assumere in un “giornale serio”. 🙂

Le mie speranze per le scelte del futuro.

Naturalmente, oltre ad aver rivisto il film con una prospettiva differente da anni fa, torniamo a Cecilia e al suo voler essere stilista.

La sua reazione al film è stata molto interessante. Molto colpita dalla dinamica tra le due donne, poco interessata al fatto che fosse ambientato nel mondo della moda (“mamma, succede da tutte le parti e in tutti i posti dove si lavora”), per niente soddisfatta da quello che Miranda mostra essere necessario per avere successo (“mamma, secondo me si può fare in un altro modo”) e, al finale piange come un vitello.

Considerato che, a mio parere, il film finisce bene le chiedo come mai piange.

Mi risponde che è commossa perchè Andy ha di nuovo il suo fidanzato.

Considerato che è tendenzialmente criptica le chiedo di spiegarmi cosa intende dire. “Mamma” mi risponde, “Andy non poteva più stare col suo fidanzato perchè non era più Andy, era diventata un’altra persona e non lo capiva nemmeno. Ma alla fine si accorge e torna ad essere Andy, torna a essere davvero lei. Ecco perchè può riavere il suo fidanzato. Ed è importante…. perchè se ti ricordi che devi essere davvero te allora va tutto bene”

A quel punto quella commossa ero io, e ammetto che spero non dimentichi questa sua affermazione nel tempo. Io mi impegno a cercare di far si che la ricordi, perchè questa cosa che ha detto contiene delle belle speranze per le sue scelte future.

Quando diciamo di non avere scelta ci stiamo prendendo in giro, non è possibile non scegliere. E dato che sono le nostre scelte a definire chi siamo, è buona cosa ricordarci spesso di quale direzione vogliamo prendere e mantenere. Ricordare spesso a noi stesse chi vogliamo essere… in modo che le nostre scelte ci portino a diventarlo.

 

Riconnettersi con la parte profonda ed istintiva di noi donne in questo ha un grande valore. Nella nostra parte più istintiva e profonda si trova ce chiara conoscenza della nostra identità e di quali sono le scelte più risonanti con essa. Per essere di aiuto nel cammino che porta a riscoprire questa parte di noi nascono a Rescaldina (MI) i laboratori esperenziali “Donne che corrono coi lupi”, per condividere, scoprirsi e crescere insieme. Se sei curiosa di scoprirne di più clicca su questo link http://bit.ly/2Dy3YsX oppure clicca sul pulsante sotto e chiedimi tutte le informazioni che vuoi. 🙂

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