Keep calm e sii te stesso

In questo periodo mi sento circondata, tipo sotto assedio.

Solo che non sono circondata da soldati nemici, ma da amici del marketing e del personal branding.

Post su post di persone che dispensano saggi consigli e pillole di felicità o consapevolezza che nemmeno Mary Poppins… Ognuno debitamente accolto dal suo bel coro di ohhh e ahhh, stelline, cuori e unicorni.

Corsi venduti con landing page fighissime e a prova di bomba, almeno così sostiene chi le ha fatte, e così tante diverse sfumature di coaching che a “Cinquanta sfumature di grigio” gli facciamo un baffo.

Poi le newsletter. Negli ultimi tre giorni ne ho lette tre arrivate da altrettanti professionisti che, almeno sulla carta, dovrebbero fare cose differenti. E tutte e tre parlavano della stessa cosa.

Ma non dello stesso tema visto da punti di vista differenti, esattamente la stessa cosa. Stile di scrittura e qualche svolazzo linguistico personale a parte, se le sarebbero tranquillamente potute scambiare. E qui è partito in automatico il mio io giudicante, che ci volete fare sono umana come voi, e mi sono chiesta se si erano copiati a vicenda.

Sto addirittura fuori dai social pur di non sentirmi soffocata da post motivanti…Ogni tanto mi domando se capita solo a me.

Oddio Monica, da dove arriva tutto questo fastidio?

Ecco, questa si che è una domanda interessante. Smarcato che non si tratta di invidia mi faccio due chiacchiere con me stessa per dipanare la questione dato che ormai mi è chiaro che un fastidio di questa portata, peraltro immotivato, di solito mi dice qualcosa di importante su me stessa.

Parto dal presupposto che chiunque decida di fare quello che fa per se stesso e la sua attività lo faccia perché lo rende felice, altrimenti non avrebbe successo… Da dove arriva il fastidio?

Dal fatto che ci ho provato. A fare come loro intendo… Post regolari, attenzione all’intento, attenzione all’energia che ci metto, mi è chiaro il motivo per cui lo faccio? Sisi… tutto fatto e risultati anche interessanti. Ma il fatto è che ci stavo male, e pian piano con l’aumentare del mio disagio sono calati i risultati. Ed è comparso il fastidio.

Sicura che non sia invidia? Si, Sono certa che non vorrei le stesse cose che hanno o fanno, nella mia vita.

Quindi è il mio fallimento che mi infastidisce? Ovvio. Certo che si.

Quindi ricomincia, e che ci vuole? Esci dalla tua cavolo di zona di comfort e…. e rido.

Sto finalmente vedendo il punto, non si tratta di uscire dalla mia zona di comfort ma di fare o non fare qualcosa che mi appartiene a livello profondo.

A volte la resistenza che proviamo nei confronti di fare qualcosa deriva dal fatto che abbiamo paura a “buttarci fuori”. Questa resistenza necessita di azione che, portando fuori da dove ti senti tranquillo e al sicuro, ti fa crescere e sfidare te stesso.

Altre volte, non conta quanto e per quanto agiamo, la resistenza rimane. Quella resistenza ci indica che stiamo provando a fare qualcosa che non ci appartiene. Non siamo noi e, probabilmente non vogliamo diventarlo. Non è non voler uscire dalla propria zona di confort, è rivendicare il diritto di essere te stesso, due cose molto diverse.

Cosa ti serve per essere te stesso?

Prova a immaginarti sulla riva di un fiume che scorre. Tu sei sulla sponda e un sacco che persone che ti piacciono e ammiri scivolano veloci sulla corrente con le loro barchette e ti fanno cenno di saltare sulla tua e di andare anche tu. Ti spiegano per filo e per segno come governare la tua barca. Ti insegnano come navigare perché si sa, c’è un solo modo di governare una barca e se non lo facciamo tutti così le barche affondano.

E tu non hai proprio voglia di salire in barca. Non ti attira la corrente e non hai nessuna voglia di essere l’ennesima barca che naviga la corrente come tutte le altre. Eppure pare che ci sia solo quel modo lì, Ci sono le regole da seguire. Chi ti credi di essere, Steve Jobs?

No, l’ultima volta che mi sono guardata allo specchio ero ancora una donna, quindi no…non credo di essere Steve Jobs che, detto fra noi, era pure un bel po’ stronzo oltre che essere un fottuto genio.

Ma una cosa la credo. Profondamente.

C’è sempre un altro modo.

E grazie al cielo conosco un discreto numero di professionisti che riescono a lavorare anche senza sommergere i loro potenziali clienti di post motivanti e di newsletter dal tono minatorio (tipo che se non le apri ti esplode la sedia) o iperentusiasta (tipo che se le apri ti sentirai il più figo del mondo a tempo indeterminato).

Forse non ho ancora trovato il mio di modo, ma una cosa l’ho capita: devi stare comodo nei vestiti che indossi. Perché un figherrimo vestito all’ultima moda non vale il fastidio di stare scomodo tutto il giorno.

Amo scrivere, ma detesto i post di Facebook più lunghi di un articolo del corriere della sera. Amo le storie, ma detesto veder usare leve emotive per vendere se stessi. Amo le riflessioni interessanti, ma detesto che tutto sia trasformato in marketing, non per niente ho smesso nove anni fa di guardare la televisione dove la pubblicità e la finzione regnano indisturbate. Amo le facce felici, ma detesto chi non mostra la sua rabbia o la sua tristezza insieme al resto, non è umano e un professionista del genere non avrà mai la mia fiducia. Amo l’imperfezione e detesto tutto quello che appare troppo studiato o costruito.

Credo che ci sia posto anche per chi vuole solo mostrare al mondo se stesso, niente di più ma nemmeno niente di meno.

Quindi keep calm e sii te stesso. Se non ti piace il fiume puoi sempre provare il mare o il lago. O anche farti un giro nel bosco…vedrai che il sentiero da qualche parte ti porta. Forse proprio là dove devi andare.

 

 

Photo by kids&me Germany on Unsplash

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