Possiamo vincere se non lottiamo?

Noi lottiamo.

Noi lottiamo. Sempre. 🙂

Se ci facciamo caso, spesso per ottenere un cambiamento positivo nella nostra vita o nel mondo lottiamo.

  • Lottiamo contro il terrorismo
  • Lottiamo contro la paura
  • Lottiamo contro la guerra
  • Lottiamo contro la violenza sulle donne
  • Lottiamo contro le malattie
  • Lottiamo contro le dipendenze
  • Lottiamo contro i chili in eccesso

Pensate solo quante volte sentiamo la frase “sta lottando contro il cancro”, e potrei andare avanti con l’elenco.

Anche nella crescita personale e nel coaching utilizziamo un vocabolario che è più adatto a descrivere una battaglia che una crescita. Obbiettivi, conquistare, combattere, difendere i propri confini, e molti atri simili. Mi si potrebbe dire che la terminologia è stata presa dallo sport. Ciò non toglie che è comune anche alla guerra. Non ho le competenze per affermare quale significato sia il più antico e originale, ma i fatto che in molte discipline sportive di squadra ci siano attacanti e difensori mi fa pensare che quello relativo alla guerra sia venuto prima. E in molti considerano lo sport un modo di sublimare l’aggressività. Ma ammetto che l’uso continuo di riferimenti alla lotta non mi piace. Perchè:

Quello a cui opponi resistenza persiste

C.G. Jung

Un perfetto esempio di questo concetto lo troviamo nel mito in cui Ercole, in una delle sue 12 fatiche (e già il nome è tutto un programma), combatte il mostro a nove teste Idra. Ogni volta che Ercole taglia una delle teste di Idra, al posto della testa mozzata ne crescono due nuove. E solo dopo che il suo compagno e assistente cauterizza le ferite dopo ogni taglio che Ercole riesce a fare a pezzi il mostro…. fino a rendersi conto che l’ultima delle teste di Idra è realmente immortale. Ed Ercole, convinto di averlo reso inoffensivo definitivamente, lo seppellisce e lo lascia lì.

Ma lo ha davvero sconfitto? Di fatto l’Idra non è morto. Ercole gli ha messo sopra un bel coperchio, ma non c’è nessuna garanzia che rimanga sepolto per sempre. 🙂

Quello contro cui lottiamo si rinforza.

Ormai ci sono abbondanti studi, anche ben documentati e di ampio valore statistico, che mostrano come le dipendenze o i chili in eccesso non si vincano con la forza di volontà. Anni di lotta contro il terrorismo ci mostrano chiaramente come per ogni organizzazione terroristica eliminata nuove se ne formino.

Quindi che si deve fare, dato che tendenzialmente in tutti noi ci sono impulsi o “desideri” che non vanno agiti poichè sono violenti o provocano danni?

Occorre occuparsi con consapevolezza proprio di quegli impulsi. Occuparsi con consapevolezza della rabbia, del desiderio di punirsi, delle diverse paure che abitano in tutti noi. Le paure, la rabbia, l’inadeguatezza che spesso sono dentro di noi, e che proiettiamo su coloro che ci stanno attorno creando situazioni difficili e relazioni infelici, sono parti di noi che non riconosciamo  e che cerchiamo di mettere da parte, di seppellirle come Ercole fa con Idra.

Ma le parti trascurate e non integrate di noi, di fatto, possono operare di nascosto diventando i nostri sabotatori più in gamba. Come dire che quando veniamo sconfitti, il merito è tutto nostro. E finchè leggeremo le situazioni che viviamo in termini di conflitto otterremo solo risultati parzialmente positivi.

Che succede se non lottiamo?

Immagino che quest’idea sia, da sola, abbastanza spaventosa. Come se stessi dicendo a una persona che scopre di avere una grave malattia, che se davvero desidera guarire non deve lottare. Fastidioso vero?

A questo punto è importante capire cosa intendo io con l’espressione non lottare.

Una volta invitarono Madre Teresa di Calcutta ad una manifestazione contro la guerra e lei rispose: “Non prenderò mai parte a una manifestazione contro la guerra, ma se ne organizzate una a favore della pace invitatemi”. Questo per me è il significato di “non lottare”.  Non vuol dire tralasciare il problema come in molti suppongono, ma significa focalizzare l’attenzione, quindi pensieri ed energia, in ciò che è la soluzione del problema.

Sono sinceramente convinta che tutto parta da noi e dai nostri pensieri. E credo davvero che gli enormi conflitti che il nostro mondo vive siano il riflesso dei nostri conflitti interiori…. solo collettivi.

E se lottare non ci porta a risolvere questi conflitti, quale può essere un altro modo?

Dal mio punto di vista prendersi cura consapevolmente di ogni parte di noi può esserlo. Paure, dipendenze, rabbia sono energia intrappolata da bisogni che non ascoltiamo e che ci tiene bloccati. Imparare a comprendere quali sono questi bisogni e iniziare consapevolmente ad occuparsi di loro, a “nutrirli”, è un passaggio fondamentale per trasformare quell’energia bloccata in qualcosa che ci porta verso la realizzazione di una vita piena  e felice.

Quando un neonato piange perchè ha fame, lottiamo contro il rumore fastidioso tappandoci le orecchie forse? O lo nutriamo? E così facendo lui si calma e cresce, trasformandosi in qualcosa di più forte.

Lo stesso accade quando comprendiamo quali sono i bisogni che stanno alla base delle nostre ferite, dei nostri blocchi, delle nostre paure. Quando iniziamo a “nutrire” quei bisogni iniziamo un processo di trasformazione che, pian piano, ci permette di guarire le ferite interiori, di diventare più forti e di creare la vita che davvero vogliamo. 🙂

Tu che esperienze hai al riguardo? Se ti va raccontamele nei commenti, o clicca sul link e scrivimele in privato. Sarò felice di risponderti. 🙂

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